“Il nostro Paese farà un salto di qualità quando riuscirà a essere unito, da nord a sud”: così Sergio Silvestrini, segretario generale CNA, intervenendo all’assemblea di CNA Agrigento. Nel corso del suo intervento, Silvestrini ha ricordato il ruolo cruciale che l’associazione ha svolto sui territori per stare accanto alle imprese in questi anni di emergenza dovuti alla pandemia. “Noi siamo l’organizzazione che pensa soprattutto agli imprenditori e ad avere con le istituzioni un rapporto profittevole, costruttivo e non solo e meramente rivendicativo – ha ricordato-. Quando il bilancio è zero, ciò che conta è la qualità della proposta. Una proposta che deve essere della collettività e della comunità, non del particolarismo”. Ricordando gli sforzi fatti, Silvestrini ha sottolineato come ci siano “fasi nella vita associativa in cui bisogna dare il meglio di sé e assumere decisioni per il bene comune” riconoscendo il grande valore dimostrato dal tessuto produttivo del Paese, che ha reagito, pur se paralizzato dai lockdown e da una crisi senza precedenti: “dovremmo brevettare il modello artigiano, la capacità di lavoro che hanno dimostrato gli artigiani in quei momenti”.

Silvestrini ha ricordato come quattro anni fa, proprio nella sede dell’assemblea elettiva di quest’anno, nacque l’idea del turismo esperienziale. “Ho voluto esserci di nuovo, per dare prova della mia vicinanza. Per me è una gioia oggi essere qui e cogliere uno spirito positivo: mi pare che con grande fatica ci stiamo lasciando alle spalle un periodo difficile che ha messo in discussione certezze, cambiato equilibri geopolitici nel mondo, ci ha fatto riscoprire il ruolo dello Stato nell’economia. Oggi tornano quasi di moda le politiche keynesiane, di investimento, di stimolo alla domanda che ribaltano la logica basata solo sul contenimento del debito. Quella logica dell’Europa del nord caratterizzata da uno scetticismo orticante nei confronti dell’Europa del Mediterraneo. Una visione miope, da superare, per recuperare “il grande ruolo della Sicilia nel Mediterraneo. Un ruolo che ci siamo dimenticati di giocare. Per rispondere alla sfida bisogna davvero fare un enorme salto di qualità. È una sfida enorme, ma possiamo vincerla solo se cambiamo in profondità. In questo periodo straordinario, abbiamo imparato a capire che il mondo non è solo salvaguardia di particolarità. Le peculiarità sono una ricchezza, ma i localismi rischiano di essere un freno, se non riusciamo a giocare come una grande squadra. Dobbiamo giocare tutti insieme: cittadini e piccole imprese, insieme al decisore politico. Serve una spinta forte, intelligente e professionale, per traghettare questo cambio di paradigma e non far prevalere un atteggiamento inerziale, che non cerca mai il cambio di marcia”.

Sulla campagna vaccinale, Silvestrini non ammette ambiguità: “Noi dobbiamo arrivare al 95% dei vaccinati entro ottobre. Non possiamo tornare a come eravamo. L’effetto non sarebbe solo lo stress delle strutture ospedaliere, ma anche disagi psicologici enormi, che pagheremo in termini di salute collettiva. Non si può consentire a una stretta minoranza di impedire di fare quello che dobbiamo fare”.

Silvestrini ha poi ricordato che “se il Mezzogiorno riuscirà a svilupparsi, il nostro Paese ridiventerà leader in Europa. Ecco perché non possiamo più permetterci di far migrare i nostri giovani: è una dispersione di intelligenze. Torniamo a istruire, torniamo a dare un lavoro. Sul reddito di cittadinanza, Silvestrini ha ricordato: “tanti paesi oggi hanno strumenti di sostegno al reddito, ma il rischio è che venga vissuto come un ristoro che si dà, e non uno stimolo a cercare, a intraprendere. Dobbiamo cambiare il paradigma del posto fisso garantito. So che farlo finire è difficile, perché coesistono ancora antichi modelli”.

Infine, la distribuzione di competenze tra Stato e Regioni. Secondo Silvestrini “bisogna rivedere la riforma costituzionale del 2001: ha portato alla dissoluzione di uno Stato. Più che dare poteri a regioni e comuni, ha dato lavoro alla Corte Costituzionale, sommersa di ricorsi per conflitti di attribuzione. E la pandemia è stata una cartina di tornasole di quanto non abbia funzionato questo sistema. Ma possibile che non si abbia la capacità di avere una linea? In questo periodo di emergenza, insieme alle altre organizzazioni, abbiamo lavorato sui protocolli che sono stati una cosa importantissima: gli imprenditori erano smarriti e noi li abbiamo affiancati e orientati con un lavoro instancabile: non abbiamo chiuso un solo giorno!”. Silvestrini ha così ricordato come su tutti i territori CNA sia stata al fianco delle imprese: “quando la gente ha paura, vuole essere rassicurata, non dalle parole, ma dalla sostanza”.