“Sono contento che c’è chi apprezza il lavoro degli autotrasportatori anche in tempo di pandemia, ma così non può andare. Dopo le 18.00 chi lavora nel settore del trasporto, non trova più locali per mangiare, servizi igienici, docce e potrei andare avanti”.

È lo sfogo amaro di Emiliano Tomassini, portavoce dell’autotrasporto merci della Fita CNA territoriale di Fermo, che ha posto all’attenzione di Patrizio Ricci, presidente nazionale CNA Fita, un problema che hanno i trasportatori di tutta Italia, dopo gli ultimi dpcm varati dal Governo, che hanno disposto la chiusura di punti di ristoro.

“Per soddisfare legittime esigenze di igiene, riposo ed alimentazione degli autotrasportatori non sono sufficienti le deroghe alle chiusure previste per le aree di servizio in autostrada”, precisa Alessandro Migliore, direttore della CNA di Fermo.

“Le strade extraurbane sono necessarie, quando addirittura non rappresentano l’unica rete viaria presente in taluni territori, per portare merci alle varie destinazioni che siano luoghi di lavorazione come le fabbriche e le industrie di trasformazione oppure rifornimenti alimentari o depositi commerciali od altre strutture presenti in maniera diffusa su tutto il territorio nazionale.” Continua Tomassini, che indica una soluzione sul modello di altri Stati Europei, come la Francia che vorrebbe consentire l’apertura a 250 ristoranti dalle 18 alle 22 consentendo l’ingresso ai soli autisti.