In questi mesi il Governo nazionale e la Regione Emilia-Romagna hanno chiesto alle palestre un sacrificio importante che la stragrande maggioranza delle stesse ha accettato pienamente, sapendo quanto fosse giusto che ognuno svolgesse in sicurezza, per sé e per gli utenti, il proprio lavoro e la propria funzione sociale e sanitaria.

Ciò ha richiesto l’adozione di stringenti protocolli, che hanno comportato alle imprese del settore investimenti economici molto rilevanti, allo scopo di garantire alti livelli di precauzione applicando le misure richieste, ma anche minori entrate causate dalla riduzione delle presenze.

Secondo CNA occorre porre la massima attenzione a prendere gli opportuni provvedimenti per fronteggiare alcune situazioni non in regola, facilmente riscontrabili, salvaguardando allo stesso tempo tante attività economiche importanti per il benessere psico-fisico delle persone che svolgono un’opera di prevenzione, di cura e riabilitazione.

Perciò CNA chiede che si agisca puntualmente su chi non ha attuato i piani di prevenzione, evitando un ingiusto e immotivato “tiro al bersaglio” verso l’intera categoria, che penalizzerebbe anche chi lavora con serietà e professionalità.

Ecco perché le palestre non ci stanno a passare come untori e, per questo motivo, CNA ha chiesto un confronto su base regionale e nazionale con le autorità sanitarie, per cercare di migliorare gli attuali protocolli, soprattutto per quelle attività che possono essere considerate a maggior rischio.

Chiudere le palestre significherebbe in molti casi decretare la loro morte e favorire attività abusive e incontrollabili.