Termini di pagamento nelle transazioni commerciali

pubblicato 16/01/2013 alle 09:00

articolo di Andrea Mareschi ( 1 commenti )

Il D.lgs 192/2012 di recepimento della Direttiva 2011/7/UE, ha:

  • modificato il D.Lgs. 231/2002 che aveva recepito la prima  direttiva emanata in materia di lotta ai ritardi nei pagamenti nelle transazioni commerciali (Direttiva 2000/35/CE);
  • stabilito rigorosi e precisi  termini che le  Imprese e le Pubbliche Amministrazioni devono rispettare per i pagamenti;
  • definito la decorrenza  automatica degli interessi moratori in caso di ritardo rispetto alle scadenze di pagamento previste.

 

La nuova disposizione si applica ai soggetti economici e cioè:

alle imprese; a chi svolge libera professione; alle Pubbliche Amministrazioni dello Stato; agli enti pubblici territoriali quali Comuni, Province, Regioni; agli enti pubblici non economici; agli organismi di diritto pubblico; alle associazioni, unioni, consorzi, costituiti da detti soggetti; ad ogni altro soggetto quando svolge attività per la quale è tenuto al rispetto del Codice dei Contratti Pubblici (D.Lgs. 163/2006 e art. 3 comma 25 di tale decreto).

In merito al richiamo al Codice dei Contratti Pubblici si evidenzia che la giurisprudenza amministrativa è concorde nel ritenere applicabile il citato Decreto Legislativo anche alle prestazioni da fornire alle P.A. e alle opere pubbliche (TAR Piemonte Torino Sez. I 04/12/2009 n. 3260; TAR Sicilia Catania Sez. II 12/12/2007 n. 1980).

 

A chi non si applica:

ai consumatori finali e cioè ai soggetti che non agiscono in regime di impresa/arte o professione; al settore agro/alimentare; ai debiti oggetto di procedure concorsuali a carico del debitore comprese le procedure di ristrutturazione del debito; ai pagamenti effettuati a titolo di risarcimento danni compresi quelli effettuati a tale titolo da parte di un assicuratore.

 

A cosa si applica:

ai pagamenti, effettuati a titolo di corrispettivo, in riferimento alle transazioni commerciali definite dall’art. 2 del D.Lgs. 231/2002 e cioè ai:

contratti, comunque denominati, tra imprese o tra imprese e pubbliche amministrazioni (quelle sopra elencate) che comportano in via esclusiva o prevalente la consegna di merci o la prestazione di servizi contro il pagamento di un prezzo.

In particolare, la giurisprudenza amministrativa è concorde nel ritenere applicabile la normativa in esame anche alle opere pubbliche e alle prestazioni da fornire alle P.A..

 

Quali sono i termini di legge previsti per i pagamenti:

Premesso che la nuova disposizione prevede che, dal giorno successivo alla scadenza del termine per il pagamento, decorrono automaticamente gli interessi moratori (non è quindi necessario agire per la messa in mora), i termini di pagamento sono così definiti:

Nei rapporti tra imprese, tra imprese e professionisti, tra professionisti 

Il termine per il pagamento è di 30 giorni di calendario decorrenti: 

- dalla data di ricevimento da parte del debitore della fattura o della richiesta di pagamento di contenuto equivalente.

A tal fine non hanno effetto sulla decorrenza del termine  le richieste di integrazione o modifica formali della fattura o di altra richiesta equivalente di pagamento. Si ritiene che nella suddetta integrazione rientrino anche le note di addebito/accredito emesse in riferimento al documento originario.

Per documentare la data di ricevimento si può fare riferimento alle indicazioni fornite dal Decreto interministeriale N. 199/2012, attuativo dell’Art. 62 del D.L. 1/2012 e relativo al settore agro/alimentare, che prevede: la consegna manuale, l’invio della fattura con raccomandata AR, l’utilizzo di strumenti telematici di trasmissione (Pec, fattura elettronica, ecc.). 

- dalla data di ricevimento delle merci o dalla prestazione del servizio,  quando non è certa la data di ricevimento  della fattura  o della richiesta equivalente di pagamento.

- dalla data di ricevimento delle merci o dalla prestazione del servizio,  nei casi in cui  il ricevimento della fattura o della richiesta  di pagamento  ad esse relative, sia anteriore alle stesse.

- dalla data dell’accettazione o della verifica, eventualmente previste dalla legge o dal contratto, ai fini dell’accertamento della conformità della merce o dei servizi alle prestazioni contrattuali, qualora il debitore riceva la fattura o la richiesta equivalente di pagamento entro tale data.

Nelle transazioni commerciali tra imprese/professionisti, le parti possono pattuire un termine di pagamento superiore ai 30 giorni .  Tuttavia, se tale termine derogatorio è superiore a 60 giorni, lo stesso:   

- non deve essere gravemente iniquo per il creditore.

E’ considerata iniqua in danno del creditore una condizione contrattuale che comporta un grave scostamento dalla prassi commerciale creando un contrasto con il principio di correttezza e buona fede contrattuale, avuto riguardo alla natura della merce o del servizio oggetto del contratto.

- deve risultare da espressa pattuizione provata per iscritto.

A titolo esemplificativo la pattuizione può essere inserita espressamente in fattura o nel contratto. Infatti la fattura, nello specifico, è un documento che il codice di procedura civile considera prova scritta atta a fondare l’emissione di un decreto ingiuntivo. La fattura una volta inviata alla impresa debitrice, ove non contestata immediatamente, è documento che anche in giudizio ha valore probatorio sino a prova contraria che la parte destinataria deve fornire contro ogni dubbio del Giudicante. Pertanto la semplice emissione di fattura a seguito dell’accordo fra le imprese, si ritiene documento idoneo a fornire “prova scritta” della deroga ai termini massimi di legge di pagamento.

Può inoltre considerarsi espressa pattuizione, a titolo esemplificativo: un preventivo con termini di pagamento maggiori di 60 giorni ritornato sottoscritto per accettazione; uno scambio di fax o mail cui segue la fattura con dicitura dei termini in deroga.

Nei rapporti tra imprese (o liberi professionisti) e P. A. (debitrice) 

Il termine per il pagamento è di 30 giorni  decorrenti dalle stesse date previste per le transazioni tra imprese.

Le parti possono pattuire, sempre espressamente per iscritto, un termine maggiore ma che non può essere superiore a 60 giorni quando ciò sia giustificato dalla natura o dall’oggetto del contratto o dalle circostanze esistenti al momento della sua conclusione.

Il termine di 30 giorni è raddoppiato per:  

- le P.A. tenute al rispetto della trasparenza finanziaria di cui al D.Lgs. 333/2003 (Relazioni finanziarie tra gli stati membri);

- per gli enti pubblici che forniscono assistenza sanitaria.

La facoltà di deroga dei termini è ammessa solo quando le parti si trovino in condizione di libertà contrattuale. Pertanto non è possibile quando le condizioni sono imposte unilateralmente da legge speciale, come le condizioni richieste per la partecipazione a un bando di gara pubblico. In tale caso, infatti, non sarà possibile apportare deroghe peggiorative ai termini di pagamento.

Tale deroga potrà, pertanto, essere applicata nei contratti fra imprese o liberi professionisti con le P.A. dove queste agiscano secondo le norme di diritto privato e cioè non facendo ricorso ai loro poteri pubblici per la tutela di un  pubblico interesse (casi sicuramente residui).

 

Puntualizzazioni che interessano tutte le transazioni commerciali indipendentemente dal fatto che un contraente sia una P.A.

  • Se è prevista una procedura diretta ad accertare la conformità della merce o dei servizi al contratto, questa non può durare più di 30 giorni dalla data di consegna della merce o della prestazione del servizio, salvo diversa previsione per iscritto nel contratto o nel bando di gara e sempre che non sia gravemente iniqua per il debitore.
  • Le parti possono stabilire termini di pagamento a rate. In tal caso gli interessi moratori e gli altri emolumenti decorrono dalla scadenza di ciascuna rata non pagata  e sono calcolati sui singoli  importi scaduti.

Interessi legali di mora/saggio

Il D.lgs 231/2002 prevede che gli interessi moratori decorrono, senza che sia necessaria la costituzione in mora, dal giorno successivo a quello di scadenza del termine di pagamento.

Il creditore ha diritto alla corresponsione degli interessi moratori sull’importo dovuto, salvo che il debitore dimostri che il ritardo nel pagamento è stato determinato dall’impossibilità della prestazione derivante da causa a lui non imputabile.

L’importo dovuto è determinato dalla somma che avrebbe dovuto essere pagata entro il termine contrattualmente previsto, comprensiva delle imposte e di ogni altro onere indicato in fattura o nella richiesta di pagamento equivalente.

Gli interessi moratori sono determinati nella misura degli interessi legali di mora.

Solamente nelle transazioni tra imprese e tra imprese e liberi professionisti possono essere concordate misure diverse.

Il tasso di riferimento per il calcolo degli interessi di mora è il saggio d’interesse applicato dalla BCE alla sua più recente operazione di rifinanziamento  principale, maggiorato di 8 punti percentuali.

  • Per il primo semestre dell’anno cui si riferisce il ritardo è quello in vigore al 1 gennaio dello stesso anno;
  • Per il secondo semestre dell’anno cui si riferisce il ritardo è quello in vigore al 1 luglio  dello stesso anno.

Il tasso di riferimento è reso noto, con pubblicazione in Gazzetta ufficiale, da parte del Ministero dell’Economia e delle Finanze, entro il quinto giorno lavorativo di ciascun semestre solare.

Gli interessi di mora, ai fini della predisposizione del bilancio di esercizio,  rilevano per competenza. Ai fini fiscali si applicano le disposizioni dell’Art. 109 c. 7 TUIR (criterio di cassa).

 

Risarcimento delle spese di recupero credito

L’Art. 6 del D.lgs 231/2002 come modificato dal D.lgs 192/2012,  prevede che il creditore oltre ad avere diritto agli interessi moratori, ha diritto anche al rimborso dei costi sostenuti per il recupero del credito non corrisposto tempestivamente.

Tale rimborso,  di importo forfettario di 40 euro, spetta automaticamente senza che sia necessaria la messa in mora.

Esempio: in un sollecito di pagamento l’impresa creditrice potrà inserire la richiesta di pagamento della somma capitale, degli interessi moratori e anche di € 40,00 a titolo di risarcimento danno ex art. 6 D.Lgs. 231/2002.

E’ comunque fatta salva la prova di un maggior danno che può consistere nei costi effettivi di assistenza (ad esempio: assistenza legale) per il recupero del credito. In tali casi il creditore ha diritto di richiedere al debitore il pagamento delle spese che eccedono l’importo forfettario di 40 euro.

 

Casi di nullità per grave iniquità

Il D.Lgs. 231/2002 fa riferimento al concetto di “iniquità” per il creditore dei termini di pagamento in deroga e richiama tale  definizione anche al successivo Art. 7 che reca “Nullità”.

Tale ultimo articolo prevede, infatti, casi espressi di nullità di clausole considerate gravemente inique per il creditore e precisamente:

  • la clausola che prevede l’esclusione dell’applicazione di interessi di mora è automaticamente nulla. Ciò significa che è nullo per presunzione assoluta un accordo tra debitore e creditore volto ad escludere l’applicazione degli interessi di mora, anche se formalizzato nel contratto.
  •  la clausola  che esclude il risarcimento dei costi di recupero credito è nulla per grave iniquità, salva prova contraria.
  • nei contratti con la P.A. la clausola che predetermina o modifica la data di ricevimento della fattura è automaticamente nulla. 
  • In via generale è poi previsto  che siano nulle qualora risultano gravemente inique a danno del creditore le clausole, a qualunque titolo previste o introdotte nel contratto, relative ai termini di pagamento, al saggio degli interessi moratori e al risarcimento per i costi di recupero del credito.

Sul piano civilistico viene previsto che  le clausole nulle per grave iniquità non comportano nullità dell’intero accordo contrattuale perché le stesse vengono automaticamente sostituite di diritto dalle condizioni imposte dalle norme imperative (come lo sono quelle previste dalle norme in esame).

 

Tutela degli interessi collettivi da parte delle Associazioni di categoria di piccole, medie imprese e artigiani presenti nel CNEL.

Le Associazioni sopra citate, tra le quali rientra anche CNA, sono legittimate ad agire giudizialmente  in rappresentanza di imprese a tutela di interessi collettivi nei giudizi che volgono ad accertare la grave iniquità di clausole contrattuali e di inibirne l’uso, a correggere o eliminare effetti dannosi delle violazioni accertate, a ordinare la pubblicazione della decisione del Giudice su giornali a diffusione nazionale o locale (art. 8 del D.Lgs. 231/2002 che non è stato modificato dal D.Lgs. 192/2012).

 

Collegamento con Art. 62 D.L. 1/2012 –  settore Agro alimentare

Le transazioni commerciali relative alle cessioni di prodotti agricoli ed agroalimentari continuano ad essere regolamentate dalle disposizioni dell’Art. 62 del D.L. 1/2012 che , dal 24/10/2012, prevedono l’applicazione automatica degli interessi di mora, dal giorno successivo alla scadenza del termine di pagamento fissato in:

  • 30 giorni per le merci deteriorabili;
  • 60 giorni per le altre tipologie di merci

a decorrere dall’ultimo giorno del mese di ricevimento della fattura.

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Commenti

Giovanni Pellegrino

Inserito il 12/02/2013

Grazie!

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